2012/2013 - I colori e le forme del pensiero

Key words: riflettere, creatività, espressione

LA MENTE A COLORI

I bambini disegnano sempre allo stesso modo, utilizzando le stesse forme stereotipe? No! Oltre agli scarabocchi, alle casette col camino fumante, al sole con gli occhi e la bocca, ogni bambino sa esprimersi e rappresentare il mondo utilizzando colori e segni in libertà, ben oltre l’aspetto mimetico, realistico, imitativo delle cose.

Come gli adulti, anche i bambini infatti imparano a configurare, a utilizzare le proprie capacità percettive, spesso in modo inconsapevole; sanno distinguere figure e sfondi, individuare forme nelle nuvole, nelle macchie sui muri, perfino nei loro sogni… e ne ricavano immagini figurative quando descrivono la natura, astratte quando geometrizzano e decorano o informali quando si affidano alla massima libertà espressiva di linee, punti, colori. Figurativo, astratto, informale sono tre categorie mediate dalla storia delle arti visive, corrispondono a precisi stili pittorici e definiscono modalità differenti del pensiero visivo adulto.

Gli alunni delle scuole si sono avvicinati alla scienza attraverso la storia, la visita ai musei, i laboratori storico-scientifici. Hanno visto strumenti, minerali, animali, erbari, preparati, reperti naturalistici, piante, foglie, cortecce; hanno provato, ascoltato e percepito come la scienza si sviluppa. Si sono accostati ad essa con un coinvolgimento anche emotivo. Di ritorno a scuola, hanno utilizzato nelle materie scientifiche quello che hanno appreso e contemporaneamente si sono impegnati in laboratori artistici.

Non di rado, come hanno mostrato i disegni esposti nella mostra finale (allestita presso l’Aula di Disegno dell’Università di Pavia dal 9 al 16 febbraio 2013), i bambini sanno chiedere in prestito ai grandi artisti di ogni epoca segni e suggerimenti formali, in un gioco di corrispondenze analogiche e imitative.

La visita al Museo, la partecipazione al planetario, al laboratorio scientifico di storia della medicina, della fisica, di botanica o di storia naturale, possono essere raccontati in modi diversi: disegnando gli oggetti, gli scienziati, i fenomeni “come appaiono” oppure organizzando il racconto in percorsi ispirati a geometria, decorazione, piacere della sintesi, o lasciandosi andare alla sensibilità, molto libera, dei colori e delle forme che, a volte, “parlano da sole”!

Hanno collaborato alla riuscita del progetto Museo per la Storia dell'Università di Pavia e Dipartimento di Fisica; le attività sono state coordinate e svolte da Lidia Falomo e Gabriele Albanesi, con l'ausilio dello staff dei musei del Sistema Museale d'Ateneo.

Carousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel imageCarousel image

andar per fossili al museo

Classe III A, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Rosanna Re

Al Museo di Scienze naturali, l’occhio del pittore s’avvicina e s’allontana: le forme del fossile si integrano, si mescolano, si confondono con quelle di Picasso e di Munch.

Vedere, osservare, ma soprattutto creare immagini è il risultato di una laboriosa attività che la nostra percezione visiva e la nostra capacità creativa compiono, configurando (cioè distinguendo), contrapponendo, identificando tra loro sensazioni visive diverse, diverse fonti d’osservazione e di differente natura.

In questo gioco di confronti, le nostre capacità analogiche e metaforiche vengono sollecitate. Le immagini di reperti fossili, conosciuti al Museo, con le loro suggestioni di tipo geometrico e astratto e le loro superfici sensualmente ricche di materia informale suggeriscono sempre nuovi accostamenti, permettono affinità con opere raffinate di artisti contemporanei…

Arte a natura si sposano, la pittura invade i fossili e i fossili ne sorreggono le suggestioni con le loro impalcature naturali.

TI OSSERVO, FOSSILE!

Classe III D, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Elisa Gallese

Al Museo di Scienze naturali, l’occhio del pittore… non ha età!

Quando un pittore, un artista, un bambino osservano il mondo per riprodurlo, rappresentarlo, disegnarlo, descriverlo, l’Arte e la Natura si incontrano e iniziano una danza comune.

Le suggestioni delle forme senza forma (macchie, colori sparsi, materia indefinita…), delle strutture che si organizzano con le regole della geometria, delle singole cose che appaiono con tutte le loro caratteristiche figurative, colpiscono la nostra creatività. Ne nascono giochi di somiglianze, analogie, metafore, contaminazioni: la struttura di un fossile riceve le geometrie della pittura astratta, le sue polveri, le sue incrostazioni dialogano con i colori dell’arte informale e l’arte figurativa gode a riprodurne in modo realistico, perfino fotografico tutte le sue caratteristiche naturali. I bambini sanno lavorare in tutti questi modi, sanno ricavare, partendo dalla semplice realtà di un fossile, incontri con forme d’arte di ogni genere. E quando sono stanchi, fateci caso, ricominciano da capo!

Rappresentare l'universo

Classe V A-C, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Adolfo Bruno

Non c’è bisogno di scomodare il grande matematico, fisico e cosmologo Stephen Hawking per affermare che… non esiste alcun concetto di realtà indipendente dalle descrizioni o dalle teorie.

La citazione ha senso naturalmente nel contesto di un realismo che dipende da modelli o da schemi con cui interpretare la scienza. Noi, più modestamente, ci interessiamo di modelli visivi, cioè di quegli schemi mentali che si traducono in immagini, grafici, rappresentazioni delle cose del mondo e dell’universo, del micro e del macrocosmo.

Di solito cerchiamo di farlo nel modo più fedele possibile, facendo corrispondere le nostre immagini alle teorie, alle supposizioni e agli schemi che ci siamo fatti della realtà. Quello del realismo visivo, e dei suoi limiti, è un problema classico, che ha origini fin dall’antichità, a partire dalle più antiche rappresentazioni cosmogoniche: rappresentiamo ciò che vediamo o ciò che sappiamo? Importante è la coerenza interna… e, forse, una certa qualità. D’altra parte è stesso Hawking ad affermare che un modello è soddisfacente se è... elegante!

Foglia, corteccia, suolo

Classe V A-B-C, Scuola Primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnante: Gabriele Albanese

All'Orto Botanico: morfologia della foglia, della corteccia, composizione del suolo.

L’osservazione delle forme naturali, così come appaiono alla nostra percezione guidata con perizia e attenta a singoli particolari, ha permesso di indagare oltre la crosta della semplice visione, ricercare ritmi (le nervature delle foglie, il linguaggio delle cortecce, così differenti tra loro), percepire sensibilità di materia (il terreno), indovinare forme nascoste e geometrie segrete della natura.

L’incontro con artisti come Paul Klee (le astrazioni della sua Storia naturale infinita) e Jean Dubuffet (l’informalità primitiva e genuina dell’artista che imita i bambini), l’accostamento a riflessioni di tipo metaforico e analogico, hanno reso più facile, nel momento del lavoro creativo, muoversi con disinvoltura e imparare a comprendere le complesse sfumature tra formale e informale…

QUEL BUFFO DUBUFFET!

Classe I A, Scuola Primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnante: Gabriele Albanese

Ma questo pittore dipinge la terra? No, ragazzi: Jean Dubuffet dipinge in modo informale, e dunque gli piacciono superfici ricche di materia, un po’ come l’humus che calpestiamo…gli piacciono i segni semplici (per questo fa finta di disegnare come i bambini, per inserire sui suoi dipinti terrosi disegni semplici e originali).

E poi ama le cose della natura, né belle né brutte, anzi, forse preferisce le brutte (ha inventato l’arte «brut»…).

Dubuffet è stato il punto di partenza, la visita all’Orto Botanico quello d’arrivo; nel frattempo abbiamo coperto decine di metri di carta con tempera marrone a imitazione della terra dei campi, dei giardini, del sottobosco, dell’humus (una parola bellissima!), vi abbiamo aggiunto i disegni originali dei bambini, abbiamo aperto crepe , abbiamo immaginato e dipinto altri strati sottostanti, abbiamo fatto finta di scavare, abbiamo fatto molte scoperte. Anzi, le abbiamo aggiunte noi, compresi funghetti, foglie, legni e lombrichi. Molti lombrichi…

SEMBRA QUASI DI ANDAR PER FUNGHI…!

Classe V A, Scuola Primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnante: Gabriele Albanese

Una lezione all’Orto Botanico sulla composizione del suolo, la funzione dell’humus, con molte indicazioni sulla morfologia vegetale, hanno motivato questi ragazzi, anche dal punto di vista estetico…L’incontro con l’arte informale, materica e segnica (Burri, Fautrier, Pollock, Hartung e l’ineffabile Dubuffet) hanno suggerito tecniche e metodi di rappresentazione. Il risultato è un lungo dipinto, ottenuto a foglie ricalcate, impronte di elementi vegetali con infinite aggiunte libere di ispirazione naturalistica (animali, vegetali, minerali) a imitazione di una porzione di sottobosco umido e fertilissimo…

Si è poi immaginato uno squarcio (un piccolo terremoto, il solco di un aratro, una fenditura, uno smottamento…) e al di sotto appare uno strato sassoso. Sassi dipinti a parte, s’intende, e poi incollati. Infine strati di acqua (la pioggia), colori molto diluiti, perfino caffè, e orme e incisioni. Come fa il tempo, che è il vero artista informale!

L’ARTE NON RIPRODUCE CIO’ CHE E’ VISIBILE…

Reparto Pediatria Degenza/ D.H. Oncoematologico I Circolo Didattico

Insegnanti: Cristina Zanotti, Alessandra Massenti, Donatella Prato, Patrizia Brovelli

Le insegnanti dicono: il lavoro nasce dalla ricerca fatta dagli stessi bambini, soprattutto su Internet, anche se all'interno dell‘Ospedale esiste un Museo di Scienza; siamo d'accordo con la responsabile del laboratorio di analisi di poterlo di nuovo visitare, senza bimbi, poiché non si possono spostare dai reparti, giusto per verificare se ci sono altri spunti di lavoro...

girare attorno a un quadro

Classe V C, Scuola Primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnante: Maria Eusapia Rizzi

Girare attorno a un quadro... col permesso di Picasso (e il sorriso di Einstein).

Molto attenta alle proposte scientifiche (ha fatto visita al Planetario presso il Museo per la Storia dell’Università, ha in programma una visita al Museo della Tecnica Elettrica, sta seguendo un laboratorio di astronomia con docenti esperti…) questa classe ama anche l’arte: ha fatto visita alla Mostra su Picasso (Milano, Palazzo Reale, fino a gennaio 2013) e ha trovato modo di coniugare Arte e Scienza!

Ha immaginato di «girare attorno» a un quadro di Giorgio Morandi e di riproporne una sequenza «simultanea» alla maniera cubista, mescolando in un unico disegno il risultato di osservazioni riprese da differenti punti di vista: unità di tempo e spazio. E’ una timida riproposta di quella «quarta dimensione» nell’arte che piaceva forse a Picasso, ma che Einstein, ne siamo certi, in fondo osservava…con un certo distacco (un punto di vista!).

quello che di solito non si vede!

Sezioni A-B, Scuola dell'Infanzia L'Aquilone, Istituto Comprensivo di via Acerbi Pavia

Insegnanti: Maurizia Merlo, Katia Di Garbo

Le insegnanti di queste sezioni di Scuola d’Infanzia ci offrono un duplice, concreto insegnamento: in natura non c’è nulla di talmente orripilante da non poter essere spiegato, offerto con intelligenza e garbo anche a bambini molto piccoli!

Le cere, le anatomie, i preparati conservati presso il Museo per la Storia dell’Università, che essi hanno visitato, sono elementi «naturali». Si possono dunque spiegare e utilizzare per fini didattici. L’orrido, il repellente si annida nelle interpretazioni e nelle paure, che vanno naturalmente tenute sotto controllo, con amorevole cura. Mai nelle cose.

Il secondo insegnamento riguarda ciò «che non si vede», che sta nascosto dentro i corpi e la materia, ma può essere raccontato con la forza della fantasia, perché il mondo non si osserva…solo con gli occhi!

I bambini sono stati portati ad osservare anche i propri corpi, e dall'analisi dell'osservato è nata la mappa concettuale che segue:

fiabe informali

Classi I e V, Scuola Primaria Pascoli, Istituto Comprensivo Valle Versa Santa Maria della Versa

Insegnanti: Luisa Calvi

Raccontare fiabe in modo informale e ricercare analogie con l’arte contemporanea, farsi elettrizzare dal racconto della pila di Volta e cercar scampo dai Futuristi…

Le analogie, le contaminazioni, i prestiti e le metafore non funzionano soltanto tra le immagini, ma anche tra linguaggi (e grammatiche) diversi: è il caso delle fiabe lette da questi bambini e poi raccontate, descritte, illustrate. Le illustrazioni tuttavia non sono tratte dalla stereotipia realistica così caratteristica del disegno spontaneo, ma rubate o chieste in prestito dal mondo dell’arte visiva, soprattutto bussando alla porta di artisti della pittura informale contemporanea.

Ne nascono descrizioni di zuppe astratte (dopo la lettura della fiaba Zuppa di chiodo), banchetti informali, piatti materici, «cadaveri squisiti» (dal Surrealismo)… Sono offerte pure (dalla fiaba Fata Piumetta), suggestioni a metà strada tra il dinamismo futurista e le suggestioni tutte elettriche ricavate al Museo, di fronte alla pila di Volta…

Il leone feroce cammina sull'hummus...

Classi I e II, Scuola Primaria Pascoli, Istituto Comprensivo Valle Versa Santa Maria della Versa

Insegnanti: Luisa Calvi

Si può disegnare quello che non si vede? Ne sono convinti questi bambini di classe prima elementare, che hanno provato a rappresentare graficamente alcune qualità degli animali incontrati (ma imbalsamati) al Museo di Scienze Naturali: la «cattiveria» del coccodrillo, la «ferocia» del leone… Oppure certe caratteristiche fisiche: il ruggito del leone, la velocità dello scoiattolo… Hanno disegnato dunque «cose astratte». Sono disegni di tipo informale, da interpretare, un po’ come dallo psicanalista.

Al Museo gli stessi bambini si sono lasciati poi guidare dai cinque sensi e hanno descritto… l’odore di un delfino, il sapore di uno scoiattolo (puah!), la sensazione provata accarezzando un leone (imbalsamatissimo). Sinestesie, le chiamano, perché sono sensazioni che si richiamano tra di loro. I bambini di seconda, più tradizionali, hanno invece tracciato un solco nell’humus di un sottobosco e hanno lavorato per strati.

REAZIONI NERE COM’ESULI PENSIERI...

Classe I A, Scuola Primaria Massacra, Istituto Comprensivo di via Angelini Pavia

Insegnanti: Cornelia Boneschi, Rosalba Ruggiero, Lorella Amantia

La «reazione nera» di Camillo Golgi e i disegni relativi realizzati dallo scienziato Premio Nobel, conservati al Museo, sono stati molto ammirati dai ragazzi! Questi intrecci di cellule, questo rincorrersi di neuroni appaiono come un gioco dinamico, imprevedibile, stimolante di neri tragitti intrecciati.

Sono immagini che possono essere lette e interpretate in atteggiamento estetico, un ricco tesoro di pretesti informali che dà vita, nella libera interpretazione fantastica, ad analogie suggestive , accostamenti, sottolineature di tipo figurativo: con semplici interventi in bianco e nero (rigorosamente!) i disegni di Golgi ( e di Cajal…) si trasformano in descrizioni di tipo grafico, col sapore dell’incisione, libera e surreale…

Il primo accostamento metaforico parla di boschi, piante, rami intrecciati, dove uccellini e altri animali, talvolta improbabili, costruiscono e svolazzano attorno ad ancora più improbabili nidi.

PESCI IN BOTTIGLIA E ALTRE INVENZIONI!

Classe I B, Scuola Primaria Massacra, Istituto Comprensivo di via Angelini Pavia

Insegnanti: Nadia Meriggi, Rosella Croci, Patrizia Moliterno, Irene Tagliani

Gli strumenti raccolti nel Gabinetto di Fisica all’interno del Museo per la Storia dell’Università hanno spesso forme strane e chi non se ne intende si chiede: a cosa servivano?

Se lo sono domandato anche questi bambini che hanno certamente avuto delle risposte chiare ed esaurienti dalle loro maestre e dalla conservatrice del Museo, ma poi… se le sono un po’ dimenticate!

Hanno preferito invece raccontare le impressioni e le sensazioni provate durante la visita a questo Museo, trasformando le macchine a loro piacere, secondo i loro sogni, la voglia di giocarci. Hanno anche chiesto aiuto ad alcuni pittori figurativi!

Sono così saltati fuori carrettini, specchietti e vasi di pesci!

Quel dinosauro un po' astratto... e quel nemo!

Classi I e III, Scuola Primaria Mirabello, Istituto Comprensivo di via Acerbi Pavia

Insegnanti: Anna Pizzocaro

Uno scambio continuo tra le immagini realistiche di un pesciolino e di un dinosauro, rapiti uno al cinema e nei manuali di zoologia e l’altro in un Museo di Scienze naturali, e molteplici trasposizioni sul piano dell’astrazione e dell’informalità, con l’aiuto di alcuni grandi pittori…

In classe seconda: Nemo, confrontato con altri pesciolini , entra dapprima nel vaso di pesci rossi di Matisse, nuota felice in un mare di carta stropicciata (molto informale) diventa infine assai astratto tra le mani di Escher, in un contrasto tra figura/sfondo e pesce/uccello, per poi sprofondare in un turbinio di onde, code, pinne e squame.

In classe terza, tocca ai dinosauri: si astrattizzano alla maniera di Fortunato Depero, si intersecano con Joan Mirò, si divertono a farsi attaccare bottoni sulla pancia… E’ il bello dell’analogia!

QUELLE STRANE MACCHINE ELETTRICHE…

Classe I A, Scuola Primaria Pascoli, Istituto Comprensivo di via Acerbi Pavia

Insegnanti: Daniela Poma

Quante proposte di lavoro! Innanzitutto l’insegnante ha chiesto disegni liberi sulle sensazioni provate durante la visita al Museo (paura, felicità, curiosità per creazioni di tipo informale); ma le «macchine elettriche» hanno davvero entusiasmato, misteriose, belle, lucide, pronte per essere ridisegnate… alla maniera di Kandinsky! In modo astratto, dunque!

E le «reazioni nere» di Golgi? Che finezza! Che merletti! Messe in fila, mescolate al computer si sono trasformate in boschi di alberi dai rami intrecciati, con piccoli segni d’arte che svolazzano… Disegni figurativi, perché un bosco è un bosco.

Tornati in classe, tutti i bambini si sono piazzati davanti alla lavagna interattiva per cercare con Google immagini al microscopio (chissà cosa salterà fuori dalla loro fantasia…).

GRATTA GRATTA SOTTOTERRA!

Classe I B, Scuola primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Giovanna Rebuffi

Questi bambini non conoscono ancora la composizione del terreno, gli strati del suolo, l’importanza dell’humus, i ritmi dello sviluppo vegetale… Sanno però che in natura non tutto è visibile: forme di vita vegetale e animale nascono, crescono e muoiono nascoste da altre forme di vita. Sotto la verde coperta di un prato è un brulichio di insetti e altri animali, le foglie cadute dagli alberi si raccolgono e si decompongono, diverse consistenze di minerali, sabbia, argille, sassi, si raccolgono in diversi strati del terreno…

Prendendo in prestito dal pittore Jean Dubuffet suggestioni di una figurazione primitiva, simile alla grafica infantile, è stato immaginato un suolo (informale) sul quale si aprono finestre improbabili, dedicate al forme di vita e a minerali… nascosti sottoterra!

come un piatto di lasagne!

Classe I C, Scuola primaria De Amicis, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Anna Lucia Massa

Ai bambini piace giocare con la terra. E giustamente sporcarsi e scavare con la paletta. E scavando trovare cose sempre nuove, togliere erba e radici e legnetti, pezzi di corteccia, incontrare la terra bruna, raschiare, afferrare lombrichi, insetti morti, inseguire un ragnetto. Poi finisce, come dire? Lo strato fertile dell’humus e si cominciano a trovare sabbia e sassi.

Si impara che il suolo è composto a strati, come le lasagne o il tiramisù. Un pittore di nome Jean Dubuffet ha dipinto grandi quadri simili a strati di roccia, a distese di sabbia e pietre, brulicanti di…disegni semplici come quelli dei bambini.

Qui i bambini imitano i disegni di Dubuffet, dipingono superfici di terreno dove si aprono crepe che svelano gli strati diversi del suolo e… qualche abitante misterioso…

Picasso sarebbe d'accordo?

Classe II A, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Isabella Galli Tognota

I bambini di questa classe hanno fatto visita alla bellissima mostra «Pablo Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi» (Milano, Palazzo Reale, fino a gennaio 2013) e ne sono rimasti affascinati. Tornati in classe, hanno registrato e illustrato questa esperienza con una serie di disegni molto articolati: con spirito indagatore, fantasia, ma anche molte consapevolezze di tipo spaziale e perfino percettivo (con l’aiuto della maestra) hanno provato a restituire l’esperienza con immagini di tipo figurativo e commenti visivi, cioè elaborati pittorici, di natura più squisitamente informale e astratta.

Sono stati dunque invitati ad esporre questi lavori proprio perché sono il frutto di un buon metodo indagatore, potremmo dire quasi scientifico: non è facile raccontare… senza forme! Picasso, ne siamo certi, storcerebbe il naso, ma poi darebbe il suo consenso (che ci volete fare: lui era un figurativo..!)

disegnare con i sensi

Classe II B, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Isabella Galli Tognota

Di fronte a un quadro di fiori di Renoir possiamo anche immaginarne i profumi... La vista del leone imbalsamato al Museo di Scienze naturali ci rimanda al suo ruggito… Un senso attiva gli altri sensi, ce li riporta all’attenzione: ascoltiamo una musica (la «pétite phrase de Vinteuil» di Proust) e questa ci rimanda a un sapore…a una visione. Andiamo dunque al Museo per osservare e contemporaneamente, involontariamente, associamo percezioni a sensazioni, attualità a ricordi. Questa è un’esperienza comune.

Assai meno comune, e ben più difficile, è raccontare questi richiami sensitivi, questi rimandi involontari, come hanno tentato di fare i bambini di questa classe: disegnare la visita a un Museo senza rappresentare oggetti «reali» (figurativi)! Raccontare per sensazioni, in modo astratto, meglio ancora, informale…

Ci vuole molta creatività…

Configurare tra le macchie

Classe II C, Scuola Primaria Carducci, Istituto Comprensivo di Corso Cavour Pavia

Insegnante: Stefania Marenghi

Abbiamo tutti giocato a indovinare figure di animali, volti, mostri, draghi… nella spuma informe delle nuvole, vero?

Così come riusciamo a individuare paesaggi e panorami in certe macchie sui muri.

E’ un meccanismo vecchio come il mondo, che si basa sulla capacità di configurare, cioè strutturare le immagini secondo le regole della grammatica del vedere. Di solito si comincia a distinguere una figura su uno sfondo.

Anche i bambini naturalmente sanno configurare, e sanno poi ridisegnare quello che hanno ricavato dalle macchie. I disegni dei bambini non sono solo gli stereotipi che tutti conosciamo. Potrebbero anche rappresentare il mondo usando solo segni, macchie, colori e sensazioni, e magari figure geometriche… e altro ancora (basta chiederglielo!)

REINVENTIAMO LE FORME DELLA NATURA

Classe II B, Scuola Primaria Berchet, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Rosanna Mordà

L’osservazione della morfologia vegetale (piante, foglie, frutti, cortecce, radici, fiori) offre stimoli suggestivi non solo allo studio della natura, ma anche al piacere di rappresentarne colori, ritmi, forme, simmetrie… magari chiedendo aiuti e consigli creativi ai grandi artisti che alla natura hanno dedicato opere fantastiche.

In questo gioco imitativo i bambini chiedono aiuto alla geometria, al disegno libero che imita la realtà, alle impressioni fugaci di macchie e sprazzi di colore, al godimento tutto materico che si prova a toccare la terra umida, i tronchi rugosi, i petali vellutati (arte astratta, figurativa, informale).

L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile…scriveva Paul Klee. E se lo diceva lui…

A spasso per musei

Sezioni verde, gialla e rossa, Scuola dell'Infanzia Peter Pan, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Anna Maria Traversi, Irene Geraci, Luisa Montanari, Michela Verardo, Elena Boscolo, Ivana Barozza, Caterina Purrazzella

Ormai l’abbiamo capito: i bambini «rubano» le immagini dai luoghi dove li portiamo, ne conservano il ricordo nel cervello e al momento buono le recuperano, creano accostamenti, lavorano per somiglianze e analogie…

In questo spazio «eidetico» gli stereotipi tradizionali sopravvivono e godono sempre ottima salute, ma devono cedere un po’ di posto a rappresentazioni mentali, che poi diventano disegni sulla carta, sempre più libere e creative, che a volte assomigliano alle cose che si vedono, a volte si traducono in forme geometriche o in macchie informali… (accidenti!).

Nella pancia del Planetario

Sezioni verde, gialla, rossa e blu, Scuola dell'Infanzia Peter Pan, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Anna Maria Traversi, Irene Geraci, Luisa Montanari, Michela Verardo, Elena Boscolo, Ivana Barozza, Caterina Purrazzella, Cinzia Giuffrè, Mariella Geraci

Una varietà molto ricca di soluzioni spaziali è stata applicata da questi bambini di cinque anni per raccontare l’esperienza del Planetario.

Questi disegni fanno riflettere: hanno certamente tutta la freschezza degli stereotipi tipici dell’età e tuttavia non hanno nulla di ovvio, dal punto di vista figurativo, della rappresentazione spaziale, appunto…

Ci sono anticipi prospettici, preludi di piani diversi, conferme di rapporti tra figure e sfondo molto maturi… Ancora: una padronanza di spazi chiusi davvero inconsueto e perfino felici intuizioni di pluralità di punti di vista!

Via, non facciamo intellettualismi! Sono anche ricchi di freschezza, di semplicità, di comunicatività tenera e spontanea! E’ vero, ma…attenzione: con i bambini non è obbligatorio essere banali!

A spasso per musei

Sezioni verde, gialla e rossa, Scuola dell'Infanzia Peter Pan, Istituto Comprensivo di via Scopoli Pavia

Insegnanti: Anna Maria Traversi, Irene Geraci, Luisa Montanari, Michela Verardo, Elena Boscolo, Ivana Barozza, Caterina Purrazzella

Ormai l’abbiamo capito: i bambini «rubano» le immagini dai luoghi dove li portiamo, ne conservano il ricordo nel cervello e al momento buono le recuperano, creano accostamenti, lavorano per somiglianze e analogie…

In questo spazio «eidetico» gli stereotipi tradizionali sopravvivono e godono sempre ottima salute, ma devono cedere un po’ di posto a rappresentazioni mentali, che poi diventano disegni sulla carta, sempre più libere e creative, che a volte assomigliano alle cose che si vedono, a volte si traducono in forme geometriche o in macchie informali… (accidenti!).